sabato 28 gennaio 2012

poveri taxisti....

"La licenza dei taxi? Deve essere accessibile a tutti e gratuita: quando smetto di lavorare la restituisco al Comune e un altro la prende al posto mio, mica la rivendo a 200 mila euro o la cedo a mio figlio. Perchè per avviare un'attività devo pagare come per un appartamento?". Giovanni (il nome è di fantasia) è un taxista concorrente. Ha iniziato questo lavoro 5 anni fa, in Toscana, dopo che la sua ditta di abbigliamento ha chiuso. Con un contratto di collaborazione di quelli introdotti dal decreto Bersani, il primo a liberalizzare il settore dei taxi, dando la possibilità ai titolari di licenza di assumere dei collaboratori e aumentare le re di servizio della propria auto. E, ora che vorrebbe lui stesso ottenere una licenza, approva il decreto "Cresci-Italia": "serve un'autorità dei trasporti che riorganizzi tutto il sistema, dai treni ai taxi. I Comuni non sono in grado di farlo. Troppi interessi, siamo diventati una lobby".


Che cosa intende?
"E come in università, i parenti faticano meno nei concorsi. Nella mia città, per esempio, su 70 taxi molti sono guidati da cognati e figli. Spesso in famiglia ci sono due licenze. Mentre io che vengo da fuori, per poterla ottenere, devo sperare in un concorso comunale, che fanno ogni chissà quanti anni. Non è giusto".


Perchè ci vuole entrare in questa lobby?
"Sono stato licenziato a 50 anni, mi sono reinventato una professione e vorrei andare avanti. Ho bisogno di lavorare".


La maggior parte dei suoi colleghi, in sciopero il 13 gennaio, crede che i taxi siano sufficienti, non servono nuove licenze.
"I taxi sono una potenzialità per il servizio pubblico. Penso agli anziani, a chi viaggia di notte, alle città di provincia, utenze servite male: l'Autorità deve ripensare tutto il sistema. Per tutelare il nostro lavoro e i clienti. Anche se il problema vero è un altro, e il decreto Monti non lo sfiora".


Quale?
"Bisogna mettere lo scontrino fiscale obbligatorio. Lo fanno i bar, i negozi, perchè i tassisti no? Certo, ci facciamo il mazzo, ma non guadagniamo poi così male. Altro che i 14 mila euro dichiarati (1167 € al mese). Questa sarebbe una rivoluzione, non liberalizzare."


da Vanity Fair, intervista di Camilla Strada

1 commento:

  1. Credo che il discorso sia molto più complesso. Infatti anche le licenze dei bar si comprano... senza considerare che questa mi sembra ridistribuzione di povertà

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