"La licenza dei taxi? Deve essere accessibile a tutti e gratuita: quando smetto di lavorare la restituisco al Comune e un altro la prende al posto mio, mica la rivendo a 200 mila euro o la cedo a mio figlio. Perchè per avviare un'attività devo pagare come per un appartamento?". Giovanni (il nome è di fantasia) è un taxista concorrente. Ha iniziato questo lavoro 5 anni fa, in Toscana, dopo che la sua ditta di abbigliamento ha chiuso. Con un contratto di collaborazione di quelli introdotti dal decreto Bersani, il primo a liberalizzare il settore dei taxi, dando la possibilità ai titolari di licenza di assumere dei collaboratori e aumentare le re di servizio della propria auto. E, ora che vorrebbe lui stesso ottenere una licenza, approva il decreto "Cresci-Italia": "serve un'autorità dei trasporti che riorganizzi tutto il sistema, dai treni ai taxi. I Comuni non sono in grado di farlo. Troppi interessi, siamo diventati una lobby".
Che cosa intende?
"E come in università, i parenti faticano meno nei concorsi. Nella mia città, per esempio, su 70 taxi molti sono guidati da cognati e figli. Spesso in famiglia ci sono due licenze. Mentre io che vengo da fuori, per poterla ottenere, devo sperare in un concorso comunale, che fanno ogni chissà quanti anni. Non è giusto".
Perchè ci vuole entrare in questa lobby?
"Sono stato licenziato a 50 anni, mi sono reinventato una professione e vorrei andare avanti. Ho bisogno di lavorare".
La maggior parte dei suoi colleghi, in sciopero il 13 gennaio, crede che i taxi siano sufficienti, non servono nuove licenze.
"I taxi sono una potenzialità per il servizio pubblico. Penso agli anziani, a chi viaggia di notte, alle città di provincia, utenze servite male: l'Autorità deve ripensare tutto il sistema. Per tutelare il nostro lavoro e i clienti. Anche se il problema vero è un altro, e il decreto Monti non lo sfiora".
Quale?
"Bisogna mettere lo scontrino fiscale obbligatorio. Lo fanno i bar, i negozi, perchè i tassisti no? Certo, ci facciamo il mazzo, ma non guadagniamo poi così male. Altro che i 14 mila euro dichiarati (1167 € al mese). Questa sarebbe una rivoluzione, non liberalizzare."
da Vanity Fair, intervista di Camilla Strada
Credo che il discorso sia molto più complesso. Infatti anche le licenze dei bar si comprano... senza considerare che questa mi sembra ridistribuzione di povertà
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